Assistenza Vita Serena

BADANTI E ASSISTENZA DOMICILIARE


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Ambienti domestici per una migliore qualità della vita 3° parte

Criteri per la progettazione e l’adattamento degli ambienti domestici per una migliore qualità della vita delle persone con demenza

 

3° parte

 

Il disorientamento spaziale che ne consegue riguarda dapprima la difficoltà all’orientarsi soprattutto in ambienti nuovi, ma progressivamente coinvolge e sgretola la capacità di interpretare e padroneggiare lo spazio anche in ambienti conosciuti.

Parallelamente al disorientamento spaziale, per il sommarsi dei vari deficit cognitivi, si riducono le abilità funzionali del soggetto e quindi la capacità di fruire correttamente dello spazio e degli oggetti in esso contenuti dapprima nelle attività più complesse (I.A.D.L. quali il governo della casa, il cucinare, l’utilizzo del telefono, la gestione dei farmaci e del denaro), ma poi anche delle più semplici (A.D.L. quali lavarsi, vestirsi, mangiare, utilizzare i servizi igienici, etc.).

Tutte le problematiche elencate entrano quindi in gioco nel determinare la progressiva difficoltà di interazione tra il malato e l’ambiente nel quale egli è inserito.

Ed è proprio questa difficoltà di interpretazione/controllo/fruizione dell’ambiente e della collocazione del sé nell’ambiente che può provocare o amplificare i disturbi comportamentali caratteristici delle sindromi demenziali (aggressività e manifestazioni oppositive, stati di agitazione, vagabondaggio e attività motorie afinalistiche, disturbi del ritmo sonno veglia, allucinazioni e deliri, ecc.).

Occorre a questo punto precisare che il termine ambiente è inteso nella sua accezione più ampia di ambiente fisico (la casa, gli spazi esterni, gli ambienti di un servizio, le luci i suoni, i colori, …) e di ambiente umano (persone che ruotano attorno al malato, attività e scansione dei tempi della giornata).

Pertanto qualunque intervento che voglia migliorare l’assistenza al soggetto demente in un’ottica di stimolazione e mantenimento delle sue capacità residue dovrà avere come obiettivo una azione combinata su entrambe le componenti ambientali descritte.

Il concetto di ambiente protesico, e quindi di un ambiente che possa compensare nelle varie fasi di malattia i deficit cognitivi e funzionali del malato contribuendo a ridurre/controllare i disturbi comportamentali più dirompenti, costituisce la linea guida di questo documento (in accordo con i più attuali concetti che prevedono un trattamento dei disturbi comportamentali nelle demenze basato su un adeguato mix di interventi farmacologici, comportamentali e ambientali).


Non va tuttavia dimenticato (e l’indicazione è rivolta soprattutto ai gestori di servizi) che le modificazioni strutturali non sono sufficienti in assenza di un adeguato investimento anche sulla componente umana dell’ambiente; questo significa nei servizi stimolare la formazione mirata degli operatori, sviluppare la flessibilità di risposte dell’intero servizio, garantire un corretto approccio sanitario, individuare e predisporre specifiche attività, supportare il caregiver principale, personalizzare i progetti di cura, favorire un approccio integrato sociosanitario al malato di demenza.


 

I criteri generali di adeguamento dell’ambiente in senso protesico sono pertanto i seguenti :
a) semplificazione graduata in base alle residue capacità cognitive e percettive del malato;
b) facilitazione funzionale modulata sulle residue abilità conservate dal malato;
c) sicurezza e quindi riduzione/eliminazione dei rischi evitando il più possibile limitazioni al malato;
d) familiarità dell’ambiente che deve il più possibile richiamare luoghi e materiali di una abitazione comune.

 

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Ambienti domestici per una migliore qualità della vita 2° parte

Criteri per la progettazione

e l’adattamento degli ambienti domestici per una migliore qualità della vita delle persone con demenza

2° parte

 

1.1  PERCHE’ ADATTARE L’AMBIENTE?

 

Per individuare criteri di adeguamento/adattamento dell’ambiente alle esigenze specifiche del soggetto demente, sia che viva al proprio domicilio, sia che usufruisca di un servizio semiresidenziale o residenziale, è indispensabile comprendere i deficit di percezione e memorizzazione dell’ambiente di questo malato.

Questo criterio non soltanto orienta le indicazioni esposte in seguito, ma, se adeguatamente recepito, può guidare a modifiche e adeguamenti mirati al bisogno del singolo malato di demenza, qualunque familiare o operatore.


Nel soggetto demente la difficoltà a percepire gli stimoli provenienti dall’ambiente è dovuta all’interagire di più fattori :

 

A) problematiche legate all’invecchiamento in sé (ridotta acuità visiva, minori capacità di adattamento al buio, facilità ai fenomeni di abbagliamento, deficit sensoriali uditivi);

B) problemi specifici legati alla malattia (deficit percettivi dei colori in banda fredda, deficit percettivi di profondità e distanza, ridotta sensibilità al contrasto, deficit interpretativo di stimoli visivi astratti, difficoltà a localizzare e interpretare gli stimoli uditivi);

C) difficoltà a memorizzare i punti di riferimento ambientali e a interiorizzare mappe spaziali (i percorsi, la dislocazione spaziale degli oggetti e degli elementi presenti nell’ambiente);
D) eventuale presenza di patologie organiche concomitanti soprattutto se suscitanti dolore o di alterazioni di alcuni parametri fisiologici (pressione arteriosa,
temperatura, glicemia, elettroliti plasmatici, livello di idratazione) o di deficit sensoriali (ipovisus e ipoacusia).

La situazione risulta ulteriormente complicata da :

1) progressivo peggioramento delle capacità attentive con progressiva difficoltà a concentrare l’attenzione su un solo stimolo quando nell’ambiente si sovrappongono più stimoli (visivi, uditivi, tattili, olfattivi,…) in contemporanea.

Tale situazione, frequentemente presente, determina che ciò che resta delle già scarse capacità attentive del soggetto viene assorbito dalla necessità di interpretare/controllare l’ambiente circostante impedendo in tal modo la disponibilità di sufficienti risorse per acquisire nuove informazioni, adeguare rapidamente l’azione alle richieste ambientali, gestire le risposte emotive in funzione degli stimoli esterni e interni.

2) difficoltà a comprendere la propria collocazione nell’ambiente, dal momento che il progredire della malattia comporta l’alterarsi dello schema corporeo.

Continua…

 

 


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Ambienti domestici per una migliore qualità della vita

Criteri per la progettazione

e l’adattamento degli ambienti domestici per una migliore qualità della vita delle persone con demenza

1° Parte

La persona colpita da demenza perde la dimensione temporale dell’esistenza, cosicché passato e futuro cessano di essere le coordinate che dirigono il vivere quotidiano e tutto si cristallizza in un presente apparentemente senza radici e senza prospettive.

In questa situazione la dimensione spaziale assume in sé la funzione di legare l’individuo alla dimensione temporale, quasi vicariandone il significato vitale; in particolare lo spazio modellato dal lento scorrere del tempo, segnato dagli eventi che hanno costituito la storia della persona, diviene la modalità residuale di vivere il tempo nella sua dimensione passata.

L’impossibilità ad apprendere nuove informazioni impedisce alla persona affetta da demenza di conoscere nuovi luoghi, di attribuire significati vitali a nuovi spazi.

In ogni fase della malattia l’ambiente può compensare (assumendo una valenza protesica) o al contrario accentuare i deficit cognitivi e condizionare perciò lo stato funzionale ed il comportamento.

Le modificazioni ambientali non incidono comunque sulla storia naturale della malattia e sul declino delle funzioni cognitive, ma riducono i problemi comportamentali (quali agitazione, affaccendamento, wandering, aggressività, insonnia), i sintomi psicotici e rallentano il declino delle capacità funzionali dei soggetti con demenza.

Lo spazio e l’ambiente vitale rappresentano perciò per la persona affetta da demenza da un lato il motivo scatenante di molte alterazioni del comportamento e dall’altro una risorsa terapeutica, purtroppo spesso sottoutilizzata.

Lo spazio vitale della persona con demenza va considerato come un sistema integrato che comprende aspetti architettonici e componenti legate all’organizzazione ed al contesto sociale.

Lo sforzo dedicato al miglioramento dell’ambiente di vita delle persone affette da demenza sebbene non incida probabilmente sulla durata biologica della malattia, certamente prolunga e migliora la qualità della vita pazienti e delle famiglie e rappresenta a tutt’oggi uno dei pochi risultati realmente terapeutici ottenibili nella cura della demenza.

La Regione (Emilia Romagna) elabora e propone criteri per la realizzazione e l’adattamento di ambienti adeguati alle esigenze dei soggetti colpiti da demenza nelle abitazioni e nelle strutture e nei servizi semiresidenziali e residenziali.” (dal Progetto regionale demenze, Deliberazione Giunta regionale n. 2581 del 30/12/1999).

Con il presente documento la Regione da attuazione a quanto previsto nel Progetto regionale demenze.

Continua….