Assistenza Vita Serena

BADANTI E ASSISTENZA DOMICILIARE


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Ambienti domestici per una migliore qualità della vita 6° parte

 

Criteri per la progettazione e l’adattamento degli ambienti domestici per una migliore qualità della vita delle persone con demenza

6° Parte

Suggerimenti specifici per alcune aree della casa
Cucina
La cucina può essere frequentemente sede di “incidenti” soprattutto se l’ammalato è ancora in grado
di cucinare sotto supervisione di un familiare o quando presenti particolari disturbi del
comportamento (bulimia, affaccendamento…). Di seguito si elencano alcuni suggerimenti utili per
rendere più sicura la vita in cucina del soggetto demente.
mascherare la manopola di sicurezza del gas in modo che non sia identificabile (oltre ad
assicurarsi che sia chiusa quando il malato si muove per la casa )
sostituire il fornello a gas con uno elettrico
applicare dispositivi di sicurezza per il rilievo delle fughe di gas
sostituire i fiammiferi con accendini elettrici
disattivare i piccoli elettrodomestici
applicare sistemi di premiscelazione dell’acqua che consentano una erogazione attorno ai 37° (il
malato può non essere in grado di valutare che l’acqua è bollente)
riporre le stoviglie sempre negli stessi posti
lasciare in uso le sole stoviglie che l’ammalato riconosce e utilizza
chiudere a chiave detersivi e altri materiali potenzialmente tossici
riporre in luogo sicuro e non accessibile coltelli e materiale tagliente
individuare sistemi di chiusura di sportelli, armadi, frigorifero, freezer etc.

 Bagno
Il bagno può essere soprattutto sede di cadute legate alla presenza di superfici scivolose, alla
difficoltà di compiere movimenti di seduta/alzata in spazi talora ristretti e privi di appoggi. Di
seguito si elencano alcuni suggerimenti utili per rendere più sicura la vita in bagno del soggetto
demente.
togliere sistemi di chiusura interna (chiave, catenaccino) che potrebbero provocare una chiusura
involontaria del malato con incapacità di uscire
• controllare che i pavimenti non siano scivolosi
eliminare tappetini non fissati al pavimento e applicare tappetini antiscivolo al fondo della vasca
o della doccia (tendono a logorarsi e vanno cambiati in media ogni due anni)
applicare maniglioni di appoggio vicino al wc, vicino alla vasca o alla doccia
mascherare il bidet qualora si presentino fenomeni di confusione dello stesso col wc oppure
differenziare il bidet e il wc con colori diversi (ciambella colorata ad es.)
fornire il wc di presidi per alzare il piano di appoggio
applicare alla vasca o alla doccia ausili che consentono al malato di sedersi durante l’operazione
di lavaggio (sgabelli con fori per lo scorrimento dell’acqua, seggiolini o tavole di legno e/o
plastica da applicare alla vasca)
chiudere a chiave detersivi e altri materiali potenzialmente tossici compresi i medicinali
controllare la sicurezza di spine, prese e cavi dei piccoli elettrodomestici (ad es. phon)
sostituire il rasoio da barba con uno elettrico
lasciare il bagno illuminato la notte
mascherare lo specchio con un drappo se il malato non riconosce la propria immagine riflessa e
la scambia per intrusi/ladri presenti in casa
applicare sistemi di premiscelazione dell’acqua che consentano una erogazione attorno ai 37° (il
malato può non essere in grado di valutare che l’acqua è bollente)
lasciare in vista e sempre negli stessi posti gli oggetti di uso comune (spazzolino da denti,
dentifricio, pettine,…) eliminandoli dalla vista quando il malato non è più in condizione di
riconoscerne la funzione e di utilizzarli adeguatamente


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Ambienti domestici per una migliore qualità della vita 2° parte

Criteri per la progettazione

e l’adattamento degli ambienti domestici per una migliore qualità della vita delle persone con demenza

2° parte

 

1.1  PERCHE’ ADATTARE L’AMBIENTE?

 

Per individuare criteri di adeguamento/adattamento dell’ambiente alle esigenze specifiche del soggetto demente, sia che viva al proprio domicilio, sia che usufruisca di un servizio semiresidenziale o residenziale, è indispensabile comprendere i deficit di percezione e memorizzazione dell’ambiente di questo malato.

Questo criterio non soltanto orienta le indicazioni esposte in seguito, ma, se adeguatamente recepito, può guidare a modifiche e adeguamenti mirati al bisogno del singolo malato di demenza, qualunque familiare o operatore.


Nel soggetto demente la difficoltà a percepire gli stimoli provenienti dall’ambiente è dovuta all’interagire di più fattori :

 

A) problematiche legate all’invecchiamento in sé (ridotta acuità visiva, minori capacità di adattamento al buio, facilità ai fenomeni di abbagliamento, deficit sensoriali uditivi);

B) problemi specifici legati alla malattia (deficit percettivi dei colori in banda fredda, deficit percettivi di profondità e distanza, ridotta sensibilità al contrasto, deficit interpretativo di stimoli visivi astratti, difficoltà a localizzare e interpretare gli stimoli uditivi);

C) difficoltà a memorizzare i punti di riferimento ambientali e a interiorizzare mappe spaziali (i percorsi, la dislocazione spaziale degli oggetti e degli elementi presenti nell’ambiente);
D) eventuale presenza di patologie organiche concomitanti soprattutto se suscitanti dolore o di alterazioni di alcuni parametri fisiologici (pressione arteriosa,
temperatura, glicemia, elettroliti plasmatici, livello di idratazione) o di deficit sensoriali (ipovisus e ipoacusia).

La situazione risulta ulteriormente complicata da :

1) progressivo peggioramento delle capacità attentive con progressiva difficoltà a concentrare l’attenzione su un solo stimolo quando nell’ambiente si sovrappongono più stimoli (visivi, uditivi, tattili, olfattivi,…) in contemporanea.

Tale situazione, frequentemente presente, determina che ciò che resta delle già scarse capacità attentive del soggetto viene assorbito dalla necessità di interpretare/controllare l’ambiente circostante impedendo in tal modo la disponibilità di sufficienti risorse per acquisire nuove informazioni, adeguare rapidamente l’azione alle richieste ambientali, gestire le risposte emotive in funzione degli stimoli esterni e interni.

2) difficoltà a comprendere la propria collocazione nell’ambiente, dal momento che il progredire della malattia comporta l’alterarsi dello schema corporeo.

Continua…

 

 


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Ambienti domestici per una migliore qualità della vita

Criteri per la progettazione

e l’adattamento degli ambienti domestici per una migliore qualità della vita delle persone con demenza

1° Parte

La persona colpita da demenza perde la dimensione temporale dell’esistenza, cosicché passato e futuro cessano di essere le coordinate che dirigono il vivere quotidiano e tutto si cristallizza in un presente apparentemente senza radici e senza prospettive.

In questa situazione la dimensione spaziale assume in sé la funzione di legare l’individuo alla dimensione temporale, quasi vicariandone il significato vitale; in particolare lo spazio modellato dal lento scorrere del tempo, segnato dagli eventi che hanno costituito la storia della persona, diviene la modalità residuale di vivere il tempo nella sua dimensione passata.

L’impossibilità ad apprendere nuove informazioni impedisce alla persona affetta da demenza di conoscere nuovi luoghi, di attribuire significati vitali a nuovi spazi.

In ogni fase della malattia l’ambiente può compensare (assumendo una valenza protesica) o al contrario accentuare i deficit cognitivi e condizionare perciò lo stato funzionale ed il comportamento.

Le modificazioni ambientali non incidono comunque sulla storia naturale della malattia e sul declino delle funzioni cognitive, ma riducono i problemi comportamentali (quali agitazione, affaccendamento, wandering, aggressività, insonnia), i sintomi psicotici e rallentano il declino delle capacità funzionali dei soggetti con demenza.

Lo spazio e l’ambiente vitale rappresentano perciò per la persona affetta da demenza da un lato il motivo scatenante di molte alterazioni del comportamento e dall’altro una risorsa terapeutica, purtroppo spesso sottoutilizzata.

Lo spazio vitale della persona con demenza va considerato come un sistema integrato che comprende aspetti architettonici e componenti legate all’organizzazione ed al contesto sociale.

Lo sforzo dedicato al miglioramento dell’ambiente di vita delle persone affette da demenza sebbene non incida probabilmente sulla durata biologica della malattia, certamente prolunga e migliora la qualità della vita pazienti e delle famiglie e rappresenta a tutt’oggi uno dei pochi risultati realmente terapeutici ottenibili nella cura della demenza.

La Regione (Emilia Romagna) elabora e propone criteri per la realizzazione e l’adattamento di ambienti adeguati alle esigenze dei soggetti colpiti da demenza nelle abitazioni e nelle strutture e nei servizi semiresidenziali e residenziali.” (dal Progetto regionale demenze, Deliberazione Giunta regionale n. 2581 del 30/12/1999).

Con il presente documento la Regione da attuazione a quanto previsto nel Progetto regionale demenze.

Continua….


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Pensieri negativi ed Alzheimer parte II°

 

Pensieri negativi aumentano il rischio di Alzheimer?

Parte II

 

Tuttavia, non tutti coloro che hanno questa variante del gene avrà  il morbo di Alzheimer, il che suggerisce che altri fattori possono essere coinvolti.

Precedenti ricerche hanno dimostrato che le persone che possiedono questa variante del gene e che soffrono di disturbi psicologici come la depressione sono a un ancora più elevato rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer.
Robert Howard, docente di vecchiaia Psichiatria e Psicopatologia al IoPPN, dice: “I trattamenti che riducono l’RNT esistono, e riteniamo che possano ridurre il rischio di malattia di Alzheimer.

Ulteriori ricerche sono necessarie per verificare questo concetto tuttavia la nostra nuova proposta offre una promettente linea di ricerca scientifica per ridurre il carico sociale pesante rappresentata dal morbo di Alzheimer. “
Dr Natalie Marchant, Docente di vecchiaia Psichiatria IoPPN, King College di Londra, dice: Noi proponiamo che il modo in cui noi pensiamo possa avere un impatto verso il  rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer”.

Se la ricerca futura supporterà questa ipotesi ciò avrebbe implicazioni per il trattamento della malattia attraverso interventi psicologici.
Riferimento Paper: Natalie L. Marchant e Robert J. Howard “Debt cognitivo e malattia di Alzheimer”, pubblicato nel Journal of Alzheimer .
Per ulteriori informazioni, si prega di contattare il dottor Claire Hastings, addetto stampa (IoPPN) claire.hastings@kcl.ac.uk /
0044 207 848 5377 0044 207 848 5377
A proposito di King College di Londra ( http://www.kcl.ac.uk )
King College di Londra è una delle prime 20 università del mondo (2013/14 classifica QS World University) e la quarta più antica in Inghilterra. E ‘The Times Domenica’ Best Università per Graduate occupazione 2012/13 ‘.

Il re ha circa 26.000 studenti (di cui più di 10.600 sono studenti universitari) da circa 140 paesi in tutto il mondo, e più di 7.000 dipendenti.

Il College è nella seconda fase di un programma di £ 1000000000 riqualificazione che sta trasformando la sua tenuta.
Il re ha una reputazione eccezionale per la fornitura l’insegnamento di classe mondiale e all’avanguardia della ricerca. Nel Research Assessment Exercise 2008 per le università britanniche, 23 reparti sono stati classificati nel quartile superiore delle università britanniche; più della metà del nostro lavoro personale accademico nei reparti che sono nella top 10 per cento nel Regno Unito nel loro campo e possono quindi essere classificati come leader mondiale. Il Collegio è tra i primi sette università del Regno Unito per i guadagni di ricerca ed ha un reddito annuo complessivo di circa £ 590.000.000.
Re ha una reputazione particolarmente distinta nel umanistiche, legge, scienze (tra cui una vasta gamma di settori di salute come la psichiatria, la medicina, infermieristica e odontoiatria) e le scienze sociali, tra cui gli affari internazionali.

Essa ha svolto un ruolo importante in molti dei progressi che hanno plasmato la vita moderna, come la scoperta della struttura del DNA e di ricerca che ha portato allo sviluppo di radio, televisione, telefoni cellulari e radar.
King College di Londra e di Guy e St Thomas ‘, College Hospital Re e sud di Londra e Maudsley NHS Foundation Trust sono parte di Health Partners re. Re di Health Partners Academic Health Sciences Centre (AHSC) è una collaborazione globale pionieristica tra una delle più importanti università di ricerca guidato del mondo e tre di maggior successo NHS Foundation Trust di Londra, tra cui principali ospedali di insegnamento e dei servizi di salute mentale completi.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito: http://www.kingshealthpartners.org .
La campagna di raccolta fondi del Re – domande Mondo | risposte Re – creato per affrontare alcune delle sfide più pressanti per l’umanità ha raggiunto il suo obiettivo di 500.000.000 £ 18 mesi prima del previsto.

Il Collegio è ora quello di costruire su questo successo e la crescita di un ulteriore £ 100.000.000 entro la fine del 2015, per finanziare la ricerca fondamentale, offrire nuovi trattamenti innovativi e sostenere borse di studio.

Cinque settori prioritari della campagna sono le neuroscienze e la salute mentale, la leadership e la società, il cancro, il potere globale e la salute dei bambini. Maggiori informazioni sulla campagna sono disponibili all’indirizzo http://www.kcl.ac.uk/kingsanswers .


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Marijuana ed Alzheimer?

Il composto di  marijuana può offrire un trattamento per la malattia di Alzheimer?

 

Tampa FL University of South Florida:

uno studio preclinico indica che livelli estremamente bassi  del composto in marijuana nota come delta-9-tetraidrocannabinolo, o THC, possono rallentare o arrestare la progressione della malattia di Alzheimer, un recente studio condotto da neuroscienziati presso la University of South Florida mostra tali risultati.
I risultati degli esperimenti, utilizzando un modello cellulare del morbo di Alzheimer, sono stati segnalati on-line nel Journal of Alzheimer.
I ricercatori dell’Istituto USF Salute Byrd di Alzheimer hanno mostrato che estremamente basse dosi di THC riducono la produzione di beta-amiloide, che si trova in una forma solubile nella maggior parte dei cervelli che invecchiano, ed aiutano a  prevenire l’accumulo anomalo di questa proteina – un processo considerato uno dei tratti distintivi ed evidenti dell’inizio della malattia che ruba la memoria.

Queste basse concentrazioni di THC potenziano anche selettivamente la funzione mitocondriale, che è necessaria per aiutare l’approvvigionamento energetico, la trasmissione di segnali, e mantenere un cervello sano.
THC è noto per essere un potente antiossidante con proprietà neuroprotettive, ma questo è il primo rapporto che il composto influisce direttamente sulla patologia dell’ Alzheimer, diminuendo i livelli di beta amiloide, inibendo l’aggregazione, e migliorare la funzione mitocondriale,” ha detto l’autore dello studio Chuanhai Cao, PhD e  neuroscienziato presso l’Istituto di Byrd Alzheimer e la USF College of Pharmacy.
“La Diminuzione dei livelli di beta amiloide significa meno aggregazione, che può proteggere contro la progressione della malattia di Alzheimer.

Dal momento che il THC è un inibitore amiloide naturale e relativamente sicuro, il THC o i suoi analoghi possono aiutare a sviluppare un trattamento efficace per il futuro. “
I ricercatori sottolineano che con le basse dosi studiate, i benefici terapeutici del THC sembrano prevalere sui rischi associati di tossicità THC e disturbi della memoria.
Neel Nabar, uno studio co-autore e MD / PhD candidate, ha riconosciuto il rapido cambiamento del clima politico che circonda il dibattito sulla marijuana medica.
“Anche se siamo ancora lontani da un consenso, questo studio indica che il THC e composti THC relativi possono essere di valore terapeutico nella malattia di Alzheimer”, ha detto Nabar.

Stiamo sostenendo che le persone usano droghe illecite per prevenire la malattia?

No.

E ‘ importante tenere a mente che solo perché un farmaco può essere efficace non significa che può essere tranquillamente utilizzato da chiunque.

Tuttavia, questi risultati potrebbero portare allo sviluppo di composti correlati che sono sicuri, legali, ed utili nel trattamento della malattia del morbo di Alzheimer . ”
Il Sistema del corpo di recettori cannabinoidi interagisce con le molecole presenti in natura dei cannabinoidi, e queste molecole funzionano in modo simile al THC isolato dalla (marijuana) pianta di cannabis.
Il Laboratorio del Dr. Cao presso l’Istituto di Byrd Alzheimer sta studiando gli effetti di un cocktail di farmaci che comprende THC, caffeina e altri composti naturali in un modello cellulare del morbo di Alzheimer, e avanzerà di un modello di ingegneria genetica sui topi malati di Alzheimer a breve .
La dose e la popolazione target sono di fondamentale importanza per qualsiasi farmaco, così un attento monitoraggio e un controllo dei livelli di farmaco nel sangue e del sistema sono molto importanti per l’uso terapeutico, soprattutto per un composto come il THC,” ha detto il dottor Cao.
Articolo citazione:
Chuanhai Cao, Yaqiong Li, Liu Hui, Ge Bai, Jonathan May, Xiaoyang Lin, Kyle Sutherland, Neel Nabar e Jianfeng Cai; “I potenziali effetti terapeutici del THC sulla malattia di Alzheimer,” Journal of Alzheimer Disease, doiI: 10,3233 / JAD-140.093.
USF Salute
La missione di USF Salute è quello di immaginare e realizzare il futuro della salute. E ‘la partnership della USF Salute Morsani College of Medicine, il College of Nursing, il Collegio della sanità pubblica, il Collegio di Farmacia, della Scuola di Scienze Biomediche e la Scuola di Terapia Fisica e Scienze della Riabilitazione; e del Gruppo del medico USF. La University of South Florida è un Top 50 università di ricerca in spese totali di ricerca tra istituzioni pubbliche e private a livello nazionale, secondo la National Science Foundation. Per ulteriori informazioni, visitare il sito http://www.health.usf.edu